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The president di Longoneri Emanuela
Inserito il 14 aprile 2011 alle 11:28:05 da postmaster.

Intervista al Presidente

Erano le 3.32 di 2 anni fa quando la terra tremò in terra d’Abruzzo. Secondi interminabili che portarono morte, distruzione e tanto dolore nella provincia de L’Aquila. La stima ufficiale parla di 309 morti, circa 1600 feriti, di cui 200 gravissimi, e circa 65.000 sfollati alloggiati in tendopoli, auto e alberghi lungo la costa adriatica.
Come tutti gli italiani, e non solo, anch’io rimasi incollata al televisore e alla radio per giorni. Per me non fu il primo terremoto. Ricordo chiaramente l’Umbria e le Marche nel 1997, e l’Irpinia nel 1980. Ma questa volta furono diverse le emozioni, le sensazioni ed anche il dolore nel vedere, tra le tante, quelle piccole bare bianche. Troppo piccole. Mi sentii impotente. Nel mio piccolo avrei voluto fare qualcosa. Ma cosa? Correvo il rischio che, una volta passata l’emergenza, tutto sparisse all’improvviso. Pochi mesi dopo ebbi una grande opportunità, ovvero quella di entrare in contatto con un’associazione di volontariato. Non ci pensai un attimo e decisi di farne parte, in quella che tutt’ora è la mia associazione: PRAESIDIUM. Una parola che racchiude tante attività, tanta voglia di fare e tante persone che dedicano il loro tempo libero agli altri. Tra tutte c’è il Presidente, Vincenzo Carlini (per noi Enzo “The President”) che diversi anni fa, insieme ad altri soci fondatori, ha reso possibile tutto ciò. Ho deciso quindi di farlo conoscere un po’ anche a tutti voi attraverso quest’intervista fatta durante l’esercitazione di Protezione Civile A.N.P.A.S. Lazio a Campagnano Romano l’8 e 9 aprile ultimo scorso.

Praesidium Carlini Vincenzo

Emanuela: Ciao President

Enzo: Ciao Emanuela

Emanuela: Sei pronto?

Enzo: Certo, comincia pure con le domande

Emanuela: Raccontaci un po’ di cosa si occupa Praesidium

Enzo: L’Organizzazione rivolge i suoi impegni verso le attività di protezione civile, assistenza sanitaria e attività sociali per le quali stiamo sviluppando dei progetti. Forte è in noi l’attenzione verso l’educazione alla prevenzione e all’autotutela dell’individuo a tutti i livelli e a tutte le età. Questo perché crediamo che le attività di prevenzione vadano eseguite in tempo “di pace” per poter essere poi pronti a ridurre ed affrontare al meglio eventuali situazioni di emergenza, siano esse di piccola entità come di maggiore rilevanza. Quindi la formazione assume un ruolo fondamentale nella nostra organizzazione, gli operatori sono qualificati con corsi base e di perfezionamento; i volontari, inoltre, periodicamente e secondo le necessità, si addestrano all’uso delle attrezzature tecniche e logistiche da usare durante le emergenze e/o gli eventi.
Le attività principali che ci vedono impegnati sono:
* interventi di protezione civile e sanitario-sociale durante le emergenze del territorio in occasione di pioggia, freddo, caldo estivo, avvistamento incendi;
* assistenza sanitaria ad eventi e manifestazioni con nostra ambulanza e trasporti sanitari;
* esercitazioni (proprio oggi mentre scrivi questa intervista ne stiamo svolgendo una a Campagnano vicino Roma);
* esercitazioni di evacuazione nelle scuole;
* corsi di formazione aperti ai cittadini, alle scuole e altre comunità. Per quest’ultime svolgiamo oramai da anni progetti dedicati.

Emanuela: Come è nata Praesidium e soprattutto quando?

Enzo: Voglio prima dirti la storia del nostro nome. Praesidium è un termine latino che significa “presidio”, “Protezione”, “tutela”, difesa di qualcosa da salvaguardare; termini che caratterizzano un po’ il nostro procedere. Anche il logo, in questo senso, rappresenta il presidio. Quindi la nostra missione abbiamo deciso di perseguirla soprattutto attraverso la prevenzione, la previsione e il soccorso che sono i cardini fondanti della protezione civile. Detto questo, l’Associazione nasce il 1° giugno 2004 da sei soci fondatori riuniti intorno al valore della solidarietà e del volontariato. Oggi siamo alla soglia dei 40 volontari. L’Associazione in questi anni ha consolidato la sua presenza nel territorio, ha ottenuto gli accreditamenti necessari per operare in perfetta legalità e collabora con tutti gli enti preposti alla gestione della protezione civile. Il nostro operato è stato riconosciuto in diverse occasioni e situazioni; una tappa fondamentale del nostro sviluppo credo sia stato l’ingresso in A.N.P.A.S. Nazionale.

Emanuela: Tua moglie è una volontaria, così come tua sorella e tua cognata. Come riesci a conciliare il lavoro con la famiglia e l’associazione?

Enzo: Sicuramente il ruolo che ricopro in Associazione richiede una responsabilità ed un impegno notevoli, e l’attuale assetto organizzativo per la pluralità di attività, impegni e servizi richiede una mia presenza che non è affatto formale. Anzi, al contrario molto operativa e di rappresentanza ed immagine al tempo stesso. L’ambito del mio lavoro riguarda proprio i temi della prevenzione e della tutela, quindi non ho problemi a conciliare lavoro e associazione. Se poi parliamo del tempo che dedico, ho qualche difficoltà in più perché se volessi davvero dedicare all’associazione tutto il tempo di cui necessita per svilupparla come la intendo io, non dovrei più lavorare. Ma questo almeno allo stato attuale è impossibile.

Emanuela: Hai mai messo Praesidium al primo posto?

Enzo: E’ accaduto diverse volte e potrebbe accadere ancora. Ho dovuto sacrificare a volte gli affetti familiari e talvolta anche il lavoro. Questo si è reso possibile grazie ad alcuni fattori: il primo, la mia splendida famiglia che ha collaborato con me non ostacolandomi mai nello svolgimento delle attività associative. Voglio ringraziarli e scusarmi con loro, soprattutto i miei figli ai quali talvolta ho “negato” la mia presenza. Poi il fatto di avere familiari in associazione aiuta la comprensione. Inoltre aiuta anche il fatto che io svolga un lavoro indipendente e quindi la possibilità di organizzare e gestire i miei impegni professionali e di volontariato.

Emanuela: Ti va di raccontare un episodio in particolare?

Enzo: Mi riferisco soprattutto al periodo da quando sono Presidente in avanti, e ciò accade ogni volta che quella spinta costante e continua a rispondere come Presidente e come Associazione alle sollecitazioni, agli impegni e alle aspettative che si generano intorno a noi, siano esse dei volontari, che dei cittadini, che delle istituzioni, riesce a prevalere su tutti gli aspetti. Starai pensando che dipende comunque da me scegliere, ma questa scelta è influenzata dal senso forte di responsabilità che avverto come Presidente.

Emanuela: Solo per un istante hai pensato “chi me l’ha fatto fare?”

Enzo: Qualche volta sì, nei momenti di massimo scoramento che inevitabilmente e fisiologicamente capitano.

Emanuela: In questi anni c’è stato un momento difficile/brutto?

Enzo: Io sono stato vicepresidente dal 2004 e sono Presidente dal 2007. Momenti difficili ne abbiamo avuti, come è normale che sia, problemi organizzativi, di disponibilità di risorse tecniche, logistiche finanziarie ma grazie all’aiuto ed alla collaborazione dei volontari siamo ancora “vivi”, magari con dispiacere di qualcuno…. Personalmente, un momento difficile è  quando mi rendo conto che non riesco ad “emozionare” i volontari e non riscontro da parte loro un impegno ed una condivisione in linea con gli obiettivi dell’Associazione, ad esempio quando ti fai paladino e combatti per  una causa convinto di avere il gruppo dietro poi ti giri e ti rendi conto che sei rimasto quasi da solo……, quella è una vera delusione e allora che pensi “chi me lo fa fare?”

Emanuela: La risposta è troppo diplomatica. Dai, lasciati andare.

Enzo: Comunque non dimentico alcuni momenti nella storia di Praesidium. Ho avuto delusioni sia da persone che da situazioni, soprattutto perché inaspettate sia nel passato remoto che in quello prossimo, però come si dice il tempo è galantuomo e per la legge della compensazione, tutto torna prima o poi.

Emanuela: E il momento più bello?

Enzo: Chi fa volontariato credo che di momenti belli ne ricordi tanti, è difficile sceglierne uno in particolare. Sarebbe ingeneroso. Potrei dirti il sorriso di una persona che hai aiutato, un suo abbraccio, una telefonata. Ti rispondo come il goleador a cui chiedono il gol più bello, “il prossimo” oppure l’ultimo e l’ultimo lo sto vivendo ora, questa intervista. Però voglio dirti anche il penultimo, quello provato a Firenze nella sede dell’A.N.P.A.S. il 13 marzo scorso in una sala gremita di persone che vedevano un filmato in omaggio al 150° anniversario della nostra Costituzione. Ci siamo ritrovati tutti in piedi a cantare, quasi sottovoce, l’inno Nazionale in un’atmosfera di raccoglimento, rispetto ed emozione. Atmosfera fantastica. Commozione, occhi lucidi in tantissime persone e brividi. Veramente bello.

Emanuela: ritieni che l’opinione pubblica e i mass media parlino abbastanza del volontariato?

Enzo: Forse se ne parla poco, o meglio, se ne parla senza troppa consapevolezza e spesso in maniera distorta. Per parlarne bisognerebbe conoscerlo e magari praticarlo per capirne a fondo i sacrifici che comporta ed il valore.

Emanuela: Secondo te l’immagine percepita del volontariato è come quella vissuta all’interno da un’associazione?

Enzo: Se ti riferisci alla nostra organizzazione sai bene che noi cerchiamo di renderla il più vicino possibile al concetto puro del termine con tutti i nostri pregi e con tutti i nostri difetti. Se parliamo in termini più generali, il mondo del volontariato presenta, a volte, contraddizioni tali che disorientano l’opinione pubblica facendogli percepire immagini distorte e quindi giudizi conseguenti sui volontari, ma anche i volontari stessi disorientando anche loro.

Emanuela: Cosa pensi dei tuoi volontari?

Enzo: Io, lo sai, vi ringrazio sempre per quello che fate e che facciamo ogni giorno. Il volontariato oggi esige qualcosa di più, non tanto in termini quantitativi quanto in qualità, per questo dobbiamo stare sempre molto attenti sull’interpretazione che diamo al nostro essere volontari. Ci siamo spesso interrogati su questo ed abbiamo ribadito recentemente in una riunione, aderendo al patto di solidarietà ANPAS, che “l’impegno del volontario non si esaurisce con il turno di servizio. Un volontario è tale durante tutte le ore della giornata a prescindere dal posto in cui si trova, e non potrà prescindere dall’essere cittadino attivo nella tutela dell’integrità della vita, dei beni comuni e nella conservazione dei territori e degli spazi”. Inoltre il volontario assicura il proprio impegno a rispondere in maniera appropriata alle esigenze che si presenteranno nelle varie situazioni, siano questi eventi formativi, momenti di socializzazione o situazioni di emergenza. Questa è la nostra rotta e noi abbiamo il dovere e la necessità di verificare periodicamente se noi siamo in linea con questa rotta o se dobbiamo apportare correttivi.

Emanuela: Come vedi il volontariato dei giovani?

Enzo: Questo è un tema di stretta attualità e che sta coinvolgendo anche la nostra organizzazione. Personalmente sono impegnato in un gruppo di lavoro a livello nazionale A.N.P.A.S. su questo argomento. Si parla dell’accessibilità dei giovani alle associazioni, dei conflitti intergenerazionali, dello spazio dato ai giovani in termini di idee e responsabilità. Noi stiamo dando massima fiducia ai nostri giovani dell’Associazione, abbiamo inserito nelle ultime elezioni due giovani nel Consiglio Direttivo Abbiamo ora 4 giovani in servizio civile, nonché richieste di ingresso di volontari al di sotto dei 18 anni, quindi stiamo costruendo il futuro associativo tenendo conto delle idee, delle proposte e delle attività che loro propongono, quindi ……largo ai giovani.

Emanuela: E quello dei grandi? Non credi che qualcuno lo faccia per “riempire” la propria vita dopo la pensione?

Enzo: L’impegno del pensionato è comunque l’impegno del volontario, il quale non ha età. Tuttavia si lega a quei motivi e a quelle aspettative per cui ognuno che entra in associazione cerca di trovare una propria collocazione, che lo faccia sentire utile e parte di un gruppo che si è dato degli obiettivi.

Emanuela: Come accennato prima, da alcuni mesi Dario, Andrea, Alessio ed Emanuele svolgono il servizio civile nella nostra associazione. Parlaci un po’ di loro.

Enzo: La possibilità di avere ragazzi in servizio civile era un obiettivo che ci eravamo posti, ed è un obiettivo che abbiamo raggiunto. Questi ragazzi sono con noi per aiutarci a sviluppare la nostra attività di trasporti socio-sanitari, stanno facendo ora il percorso formativo che li renderà in grado di poter svolgere il progetto con la dovuta preparazione. Raffaele, il formatore dei ragazzi, pochi giorni fa ha scritto su facebook: “sono orgoglioso dei ragazzi del servizio civile”. E’ un’affermazione che spiega come questi ragazzi si stiano pienamente integrando col resto dell’Associazione e come il loro apprendimento ci soddisfi. Oggi sono qui all’esercitazione con noi e stanno ricoprendo ruoli attivi ed attività alla loro portata, continuando così ad incrementare la loro formazione pratica.

Emanuela: A volte ti dico che prima di essere una volontaria, sono una donna. Tu prima di essere il Presidente, invece, sei un volontario. Quando hai capito che volevi farlo?

Enzo: Il mio impegno di volontario è iniziato a metà degli anni 70 in maniera inconsapevole non in protezione civile, bensì in parrocchia. Poi nell’80 sempre inconsapevolmente abbiamo formato con Pina ed alcuni amici quella che oggi si chiama una “colonna mobile del soccorso” per portare generi di prima necessità e conforto ai nostri parenti colpiti dal terremoto in Irpinia. Poi nel 2003 l’ingresso in Protezione Civile. Non ho capito subito che stavo facendo volontariato, poi con gli anni e le esperienze la consapevolezza è maturata.

Emanuela: Puoi esprimere solo un desiderio. Cosa sogni per Praesidium?

Enzo: Il meglio!!!!!! Più specificatamente il desiderio che l’Associazione che oggi ho l’onore di presiedere continui la sua opera con lo stesso spirito, la stessa efficacia e l’entusiasmo di oggi, e con la consapevolezza che, nel nostro piccolo, stiamo comunque scrivendo un pezzettino di storia del volontariato. Come diceva Madre Teresa di Calcutta, “siamo una goccia nell’oceano, ma se non ci fossimo a quest’oceano mancherebbe una goccia”.

Grazie Presidente!

Mi auguro che questa intervista “fatta in casa” abbia potuto raccontare con le parole del Presidente cosa significhi fare il volontario. E’ stato importante per Praesidium, e per il gruppo comunicazioni del quale faccio parte, sentire raccontare l’Associazione da chi l’ha fondata e da chi tutti i giorni insieme ai volontari opera per renderla migliore. Ogni giorno cresciamo ed impariamo qualcosa, e lo dobbiamo anche a chi leggerà questa intervista.

                                                             Emanuela

 
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